Or sono una ventina d’anni, se la memoria mi sorregge, il compianto professor Renzo De Felice, mentre infuriava alta la polemica sulla sua biografia mussoliniana e non si erano ancora spenti gli echi degli spari degli “anni di piombo” e gli slogan democratici e pacifisti secondo cui “uccidere i fascisti non è reato”, propose una moratoria sul termine “fascista”. Poiché tutti davano del fascista a tutti, sia a livello interno che internazionale, sarebbe stato meglio non usare più la parola per un certo tempo in modo da farla, per così dire, decantare.
Invano. Come se non avesse mai parlato. Di conseguenza il vocabolo si è via via sempre più generalizzato, degradato, banalizzato, idiotizzato, sino a riassumere in sé, or non è guari, la valenza di “Male Assoluto”, ponendo in un angolino tutto il resto che, ovviamente, di fronte ad un simile superlativo, è in ogni caso qualcosa di meno, di minore. Peraltro, quest’ultima definizione, nella sua originale genialità, potrebbe voler invece significare in un’ottica opposta l’apoteosi di “fascismo”, avendolo fatto assurgere al non plus ultra... È quella che si suol definire una “eterogenesi dei fini” (leggasi esattamente così, senza possibilità di equivoci e refusi).
Ora, il dotto studio del professor Lodovico Ellena cerca di mettere giustamente i “puntini sulle i” in base ai parametri della Antropologia Pragmatica. La sua Commissione di esperti, rappresentata da lui medesimo, ha opportunamente stilato questo manuale. Siamo o non siamo in Europa? e l’Europa Antifascista, la cui punta di diamante è il Belgio dei Di Rupo e dei Dutroux, vuole o non vuole regolamentare tutto? Se si precisa il diametro dei piselli, la lunghezza dei fagiolini, la curvatura delle banane, la rotondità dei cetrioli e il colore dei ravanelli, a maggior ragione deve poter sapere chi e in base a quali caratteristiche si deve o non deve qualificare come “fascista”.
Ahimè, fatica encomiabile ma vana. Nonostante la meticolosità tassonomica, il fascista, e adunque il fascismo, si manifestano vieppiù categorie sfuggenti. Aveva allora ragione il professor Umberto Eco, quando una decina d’anni fa teorizzò l’esistenza di un “fascismo fuzzy”, come certi concetti matematici: vulgo sfumato. Il fascismo (e il fascista) sono talmente “sfumati” da ritrovarsi dappertutto, per ogni dove, si occultano e nascondono nelle pieghe della Storia ed eziandio della Cronaca, nelle personalità più insospettate e insospettabili: bisogna quindi vigilare, vagliare, condannare e reprimere. Oltre che resistere, resistere, resistere. Può infatti essere fascista — come peraltro sottolinea l’Ellena — anche chi non crede di esserlo: sarebbe quindi utilissimo ripristinare i tribunali dell’Inquisizione che, coadiuvati da apposite sezioni psicanalitiche, facessero confessare con appositi auto-da-fé tutti i fascisti sfumati, e quindi inconsci persino a loro stessi.
Ma questi sono eventuali sviluppi del caso. Qui non possiamo che ringraziare il professor Ellena della sua sagace, ancorché, a suo stesso giudizio, inutile opera. Il fascismo (e il fascista) sono pirandellianamente uno, nessuno e centomila: inclassificabili, incontrollabili, inaspettati e insospettati. Però con questa Guida una piccola bussola per orientarci l’abbiamo. Ci sarà abbastanza utile anche se è, almeno dall’esperienza del sottoscritto, un po’ incompleta. Manca come minimo una categoria, recentissima, e quindi sfuggita alla presente classificazione. È il fascista “politicamente corretto”, che così si tenterà di definire:
«A differenza del “fascista di governo”, tale soltanto per i suoi avversari perché ormai lui di “fascista” non ha più nulla per decisione propria o imposta dall’alto, il “fascista politicamente corretto” è quello che viene ormai accettato come tale nei salotti buoni, nei grandi giornali, nelle riviste più diffuse, nelle tavole rotonde, nelle conferenze e nelle feste di partito (avversario), in televisione e alla radio. Lo è per varie ragioni: perché — sia esso tradizionalista o futurista — è bravo, intelligente, colto, parla in modo accattivante, scrive bene (casi rari) e quindi gli vien concesso di esprimere la propria opinione, ancorché spesso interrotta soprattutto nei talk-show; perché è una ridicola macchietta che porta acqua al mulino degli avversari che lo ospitano (casi diffusi); perché è un bizzarro personaggio, un intellettuale sui generis, un cane sciolto, un non omologato, un bastian contrario e quindi dice fascio al fascio e comunista al comunista. È definibile “politicamente corretto” perché accetta le regole della convivenza democratica e quindi non è uno che cerca di imporre le sue idee antidemocratiche con la violenza, come dicono i vocabolari della lingua italiana. È in sostanza inoffensivo. È anche, a modo suo un bel testimone di una idea che qualcuno — preso dall’angoscia della presentabilità, dimentico del proprio passato e preoccupato del proprio futuro — ebbe a definire il Male Assoluto.»
Forse, a modesto parere dell’estensore delle presenti righe, questa è la categoria che potrebbe aspirare ad ottenere la Patente Europea di Fascista più di altre.
Primo esempio di “antropologia culturale fascista”, il testo dell’Ellena si segnala come precursore di un settore di studio tutto da indagare, che potrà fornire ottime soddisfazioni ai coraggiosi che vi si dedicheranno, soprattutto in previsione delle future esigenze che di certo porrà l’Unione Europea.
Gianfranco de Turris
Roma, 25 aprile 2004
sabato 10 luglio 2004
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